E adesso secondo voi cosa succede?

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venerdì 2 dicembre 2011

DEFLAZIONE O INFLAZIONE?

In molti, fra cui (tanto per fare nomi a caso) Paolo Manasse e Mario Draghi nel suo discorso all'Europarlamento, si preoccupano della deflazione: la possibilità che i prezzi comincino a scendere per effetto della recessione.
Io non ci credo. Non ho grandi argomenti, ma così a spanne, a sentimento, la deflazione secondo me non esiste.
So che non si tratta di un granché di scientifico, ma il vero pericolo nella situazione in cui siamo a mio parere è l'inflazione. Che infatti è in aumento abbastanza forte. Un paese in crisi economica non va in deflazione, va in iperinflazione.
Gli esempi storici di deflazione a mio parere sono pochi e poco convincenti. La deflazione degli anni Trenta è un fenomeno molto complesso. Innanzitutto bisognerebbe guardare le serie storiche dei prezzi anche per i paesi europei: per l'Italia sicuramente andarono molto giù i prezzi agricoli, ma il resto? Com'era l'andamento dei prezzi industriali, e dei servizi? E poi ci sono le guerre che spezzano le serie statistiche. Secondo me, non vale neppure la pena esaminare i dati degli anni Trenta.
L'unico significativo esempio contemporaneo è il Giappone degli anni Novanta. Ma è un buon esempio? I punti di contatto con l'Europa di oggi sono molti: la popolazione che invecchia, una situazione politica sclerotizzata, alcune imprese che resistono e crescono.Però il Giappone degli anni Novanta era molto più isolato dell'Europa di oggi, molto più al riparo, grazie all'ombrello americano dalle tensioni geopolitiche. E il mondo intorno all'arcipelago più o meno cresceva.
Con tutta questa liquidità che le banche centrali stanno immettendo sul mercato, con le materie prime che fanno su e giù pericolosamente spinte da cambiamenti climatici e tensioni geopolitiche (le demenziali sanzioni all'Iran le paghiamo salate in termini di gas), non so se mi preoccuperei veramente della deflazione.
Ho scritto un post poco approfondito sul piano della teoria economica, diciamolo un post impressionistico. Che ne dite?

martedì 1 novembre 2011

Mentre i nostri BTP non li compra più nessuno e il governo del fare annuncia "risposte rapide", i lettori del Wall Street Journal osservano perplessi.WSJ

lunedì 12 settembre 2011

Fantafisco (III) - Lotta e riforma

Sforzandomi di sfuggire al pessimismo che di questi tempi inevitabilmente sembra doversi insinuare in ogni argomento, provo ad essere costruttivo tornando sulla questione della riforma fiscale dopo il Fantafisco già discusso su Sbram!.
Se l'Italia vorrà uscire dai guai dovrà necessariamente passare sia dalla riforma riforma del fisco, sia dalla lotta all'evasione. E' chiaro che i due problemi non sono disgiunti ma anzi sono due facce dello stesso problema. L'eccessivo peso delle tasse sulle imprese incoraggia l'evasione che a sua volta rende ardua la riforma del sistema. E' una versione di molto semplificata ma che contiene una bella fetta di verità.


Ma se dovessimo scegliere, cos'è più urgente, cos'è più importante? Una riforma o una lotta senza quartiere agli evasori? La domanda non è fine a sè stessa, perchè in qualche modo ci chiede di scegliere a quale parte dell'economia italiana attribuire la maggior parte della colpa del disastro verso cui stiamo andando.


Io credo che una riforma del fisco sia di gran lunga più urgente di una lotta senza quartiere all'evasione. Secondo il World Economic Forum l'Italia figura al secondo posto nell'indicatore Sistema imprenditoriale che va poi a comporre un indice di competitività nel quale mi pare inutile sottolineare che non siamo al secondo posto.
Nella stessa batteria di indicatori l'Italia figura all'88esimo posto per quanto riguarda il contesto istituzionale. Non so come sono calcolati questi indicatori ma di certo rispecchiano perfettamente la mia impressione di fondo: non è il settore privato il principale problema italiano, ma quello pubblico. Conseguentemente per me prima bisogna mettere a posto quello che non va nella sfera pubblica, cioè il fisco e poi si può passare a "bacchettare" i privati che si comportano male. Altrimenti c'è il rischio di scavare un solco ancora più profondo tra le istituzioni ed il sistema imprenditoriale. Prima di un sistema di controllo che renda difficile evadere, ci vuole un sistema che renda conveniente investire in una attività imprenditoriale.


Che ne pensate?


SM





domenica 4 settembre 2011

 Il sole 24 ore oggi riporta questo aggiornamento sulla manovra:
"Un emendamento presentato dal Terzo Polo e votato da tutta l'opposizione, col sostegno di Forza Sud, prevede che, in caso di mancato pagamento dei crediti sei mesi dopo la scadenza, sarà possibile chiedere alla Pa la certificazione delle somme dovute, con la possibilità di cedere il credito alle banche che liquiderebbero l'importo assumendone la «piena titolarità» verso la Pa.
La modifica passata in commisione Bilancio, venerdì scorso, ha messo subito in agitazione il Governo che in aula, da martedì, cercherà in tutti i modi di cassarla perché – sostengono i tecnici - la certificazione di questi crediti potrebbe incidere sull'indebitamento facendo emergere somme non contabilizzabili secondo i principi europei del Sec2 usati nei conti pubblici."
è possibile dire che mi sembra una cosa sacrosanta? Perché mai la pubblica amministrazione deve continuare a poter nascondere i debiti sotto il tappetto? se finalmente le PA iniziassero a tenere bilanci in ordine e pagare i loro debiti ai privati, molti problemi economici italiani sarebbero risolti: il nostro campionato starebbe sicuramente meglio. O sbaglio?

giovedì 1 settembre 2011

Paralleli calcistici

Agli Italiani e' sempre garbato assai immedesimarsi con i successi del pallone. Se questo e' almeno un po' vero, allora bisogna fare lo stesso anche con gli insuccessi.
Oggi che il nostro campionato pare essere sempre piu' debole e povero a causa degli errori commessi negli anni passati, si possono forse identificare alcuni fatti generici che accomunano i problemi dell'Italia del pallone e l'Italia e basta.



  • Insufficiente certezza del diritto, difficolta' a garantire l'ordine pubblico (violenza negli stadi, merchandising falso);
  • Ingerenza poltica negli affari privati (qualcuno si ricorda il decreto salvacalcio?);
  • Gestione poco trasparente, interessi forti che causano distorsioni alla concorrenza (Moggi & co.);
  • Ritardi infrastrutturali(questione della proprieta' degli stadi);
  • Investimenti poco diversificati (troppa televisione!)
  • Insufficienti investimenti sui giovani.
  • Business climate disastroso e scarsa attrattivita' per gli investimenti esteri.

Mi sbagliero', ma secondo me il giorno in cui il nostro campionato riprendera' un po' del fascino perduto, anche il paese avra', almeno parzialmente, risolto alcuni dei suoi annosi problemi.

SM



martedì 30 agosto 2011

Contrattare

Paese che vai, contrattazione che trovi. Dopo aver conosciuto i feroci mercanti di Marrakech, capaci di contrattare fino allo sfinimento per il prezzo di una pantofola, i campesinos andini mi sono apparsi decisamente piu' morbidi.
Riporto una breve conversazione tra un turista (a caso) e una venditrice indigena al vulcano Quilotoa (Ecuador, 4000 metri) in relazione ad una piccola maschera di legno.


Turista: "Quanto cuesta?"
Signora: "7 dollares, negociable"
Turista: "mmmm....no, 5!"
Signora: "6"
Turista: "5"
Signora: "ok"
Turista: ":-)"


SM





giovedì 7 aprile 2011

Foera di Ball!!



                     "Foera di Ball!!"


Ho preso a prestito questa raffinata ed opportuna considerazione riferita ai profughi nordadfricani, pronunciata da Lord Umberto Bossi, già Baronetto nella Repubblica dei Visigoti, per festeggiare una rara buona notizia nel nostro paese.


S