E adesso secondo voi cosa succede?

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venerdì 13 gennaio 2012

Vecchiette recessive

Mentre tornavo dal lavoro non ho potuto fare a meno di sentire due vecchiette che confabulavano circa l'acquisto di un imprecisato bene di consumo. Una di loro ha detto "...aspettiamo che passi la crisi".
Questa è una delle ragioni per cui quando le cose vanno male, c'è il rischio che poi vadano malissimo. Come se la crisi non fosse funzione del comportamento di tutti noi. Se tutti postpongono le decisioni di consumo e di investimento, la crisi peggiora.




Speriamo che non tutti ragionino come quelle sataniche vecchiette. 
Spendete ragazzi, spendete...


SM

domenica 18 dicembre 2011

Per una volta daccordo con i francesi.

Ebbene sì, questa volta sto  con i Francesi. Polemici e sciovinisti, ma in questo caso sto con loro. Nonostante che dopo l'uscita di scena di B, Sarko sia passato automaticamente al primo posto nella classifica dei presindenti più ridicoli del pianeta, nella polemica con gli Inglesi sono abbastanza daccordo con loro. Mi riferisco alla polemica sollevata dal Governatore della Banca di Francia Noyer che ha suggerito alle agenzie di rating di dare uno sguardo anche ai fondamentali dell'Inghilterra in materia di triple A, invece di concentrarsi solo sull'Eurozona. 
Anch'io continuo a domandarmi qual'è la logica con la quale le agenzie di rating minacciano i downgrade. In teoria le valutazioni per essere oggettive, ammesso che le parole valutazione ed oggettivo possano realmente coesistere, dovrebbero basarsi semplicemente su valutazioni economico-finanziarie. Come ha fatto notare Deaglio, le agenzie di rating sembrano essere sempre di più attente a quelle che sono le difficoltà politiche nel prendere delle decisioni, piuttosto che limitarsi a guardare fondamentali macroecononomici. 
La situazione economica  dell'Inghilterra, nonostante le molte virtù che la caratterizzano, non mi sembrano così rosee. Debito pubblico verso il 100% del GDP, deficit non molto sotto controllo, debito privato alto recessione in arrivo e soprattutto enorme dipendenza da un settore, quello finanziario, che in un modo o nell'altro dovrà essere regolamentato e ridotto. Ma per le sorelle del rating questo non c'è neanche bisogno di puntare un faro sull'Inghilterra. Niente, il centro della finanza europea non merita di essere disturbato. Allo stesso tempo, tutti gli sforzi degli europei, per quanto goffi ed in ritardo, sembrano non servire a nulla. Anzi, ogni volta che si fa un progresso, le agenzie non perdono un minuto per dirci che non servirà a niente, che non c'è motivo per allentare la pressione sui debiti sovrani.


Sarà vittimismo, sarà malafede, saranno le solite teorie del complotto, ma non riesco a togliermi l'impressione che ci siano dei conflitti di interesse molto grandi in questa storia. I politici europei hanno manifestato da tempo la necessità di regolamentare la finanza. Quelli inglesi molto meno. Ricordiamoci sempre che gli analisti che oggi sono così severi e rigorosi, hanno dato per anni delle allegre triple A ai vari derivati tossici che ci hanno messo in questo casino.


Per quanto riguarda gli Inglesi, la delusione è massima. Con le sue decisioni Cameron ha dimostrato di essere miope. Oltre ad aver scelto di appoggiare la lobby della finanza dell City (altro che tassisti!)e di non appoggiare le decisioni dell'UE e dell'UEM, ha anche negato l'appoggio ad un aumento consistente delle risorse da destinare al FMI. Traiettoria preoccupante. Ancora per bocca francese, stavolta tramite Christine Lagarde del Fondo Monetario, arrivano le critiche agli Inglesi. Senza riferirsi direttamente alle scelte idiote di Cameron, ha lanciato un avvertimento verso i rischi di atteggiamenti di politica economica similari a quelli del 1929, quando l'egoismo ed il protezionismo aggravarono la crisi e le tensioni politiche tra stati.


Le questioni su cui riflettere sono le seguenti:

  • le agenzie di rating sono in conflitto di interesse?
  • e' giusto che queste incorporino nei rating valutazioni di tipo politico?
  • L'Inghilterra, sta effettivamente prendendo una direzione preoccupante?
SM

venerdì 2 dicembre 2011

DEFLAZIONE O INFLAZIONE?

In molti, fra cui (tanto per fare nomi a caso) Paolo Manasse e Mario Draghi nel suo discorso all'Europarlamento, si preoccupano della deflazione: la possibilità che i prezzi comincino a scendere per effetto della recessione.
Io non ci credo. Non ho grandi argomenti, ma così a spanne, a sentimento, la deflazione secondo me non esiste.
So che non si tratta di un granché di scientifico, ma il vero pericolo nella situazione in cui siamo a mio parere è l'inflazione. Che infatti è in aumento abbastanza forte. Un paese in crisi economica non va in deflazione, va in iperinflazione.
Gli esempi storici di deflazione a mio parere sono pochi e poco convincenti. La deflazione degli anni Trenta è un fenomeno molto complesso. Innanzitutto bisognerebbe guardare le serie storiche dei prezzi anche per i paesi europei: per l'Italia sicuramente andarono molto giù i prezzi agricoli, ma il resto? Com'era l'andamento dei prezzi industriali, e dei servizi? E poi ci sono le guerre che spezzano le serie statistiche. Secondo me, non vale neppure la pena esaminare i dati degli anni Trenta.
L'unico significativo esempio contemporaneo è il Giappone degli anni Novanta. Ma è un buon esempio? I punti di contatto con l'Europa di oggi sono molti: la popolazione che invecchia, una situazione politica sclerotizzata, alcune imprese che resistono e crescono.Però il Giappone degli anni Novanta era molto più isolato dell'Europa di oggi, molto più al riparo, grazie all'ombrello americano dalle tensioni geopolitiche. E il mondo intorno all'arcipelago più o meno cresceva.
Con tutta questa liquidità che le banche centrali stanno immettendo sul mercato, con le materie prime che fanno su e giù pericolosamente spinte da cambiamenti climatici e tensioni geopolitiche (le demenziali sanzioni all'Iran le paghiamo salate in termini di gas), non so se mi preoccuperei veramente della deflazione.
Ho scritto un post poco approfondito sul piano della teoria economica, diciamolo un post impressionistico. Che ne dite?

sabato 26 novembre 2011

Liberalizzazioni e dimissioni di massa

Quella lobby di sanguisughe composta dagli avvocati italiani, nell'ennesimo tentativo di tenersi al di fuori della concorrenza e di mantenere il loro status di nobili, minacciano le dimissioni!!
Davvero, ci dicono che se Monti liberalizza, allora loro si dimettono in massa:


MAGARI!


http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-11-26/decreto-liberalizzazioni-professionisti-minacciano-134359.shtml?uuid=AamMOsOE

lunedì 10 ottobre 2011

Aggiustare la Grecia

Le missioni dei funzionari del Fondo Monetario in Grecia per contrattare aiuti in cambio di riforme strutturali sanno di nuovo in Europa, ma sono una storia già vista in molti paesi in via di sviluppo, molti dei quali oggi si chiamerebbero "emergenti". Non c'è dubbio che i programmi di aggiustamento contengano molte misure necessarie per aggiustare un'economia malata. Privatizzazioni, liberalizzazioni e taglio della spesa pubblica sono necessarie e salutari. Tuttavia già negli anni '80 i critici del cosiddetto "Washington consensus" ritenevano che le misure di aggiustamento strutturale applicate ai paesi malati dovessero avere un volto umano al fine di limitare l'impatto sociale sui più deboli.Tra i critici autorevoli del Washington consensus e dell'applicazione rigida dei programmi di aggiustamento c'era per esempio il premio Nobel Sitglitz.

Tornando ai nostri turbolenti giorni, leggiamo come in Grecia la crisi sia accompagnata da un aumento repentino del numero dei suicidi e delle malattie, mentre frattempo la tensione sociale è alle stelle. 
Nessuno dubita che la Grecia abbia bisogno di misure shock (come l'Italia!) per rimettere a posto i conti e poi far ripartire lo sviluppo. Tuttavia le riforme imposte dall'esterno in cambio di aiuto finanziario dovrebbero essere più lungimiranti ed includere misure finalizzate ad alleviare l'impatto della crisi sulle fasce più deboli e rendere meno odiose le riforme nel breve periodo.

C'è il rischio di povertà diffusa. C'è il rischio di violenze e di instabilità. E c'è il rischio di non ottenere i benefici delle riforme strutturali.

O no?

SM

martedì 20 settembre 2011

Caro amico Standard & Poor's

Caro S&P's,


lo so che ho scritto spesso male di te e delle tue sorelle agenzie di rating.
http://sbramblog.blogspot.com/2011/07/aaa-agenzia-di-rating-cercasi.html
Sono tutte cose che penso ancora.


Ma quando ho letto le motivazioni del tuo simpatico downgrade del debito pubblico italiano, ho capito che almeno su una cosa pensiamo proprio allo stesso modo: che da noi il problema e' principalmente politico.
Lo dicono tutti, si sa, ma mi fa piacere che lo dici anche te.


Grazie, hai fatto proprio bene!


SM

mercoledì 10 agosto 2011

Times they are a changing

Un tempo c'erano i governi che comandavano. E mercati finanziari ed agenzie di rating svolgevano un ruolo di cane da guardia, controllavano che i governi non facessero troppe porcate.
Oggi comandano i mercati finanziari e le agenzie di rating. Ed i governi fanno i cani da guardia, cercano di evitare che questi facciano troppe porcate. 


O no?

SM o GG

lunedì 8 agosto 2011

Immaginate di essere tremonti...

Io non sono ancora andato in vacanza perché devo lavorare sulla tesi, però siccome lavorare sulla tesi è faticoso, allora finisce che scrivo minchiate su questo blog sperando che i vecchi compagni mi diano retta.
Immaginiamo quindi, in quest'agosto finalmente caldo, di essere Tremonti. Fate conto di esservi addormentati sulla sdraio dopo un pesante pranzo a base di peperonata e di fare quest'incubo: siete legati alla scrivania di quintino sella e dovete mandare un segnale ai mercati senza mandare in crisi il governo e dovete anche farlo in fretta. Cosa fate?
Innanzi tutto potete annunciare qualche misura sull'economia reale, ma difficilmente fare un granché. E certe cose, tipo l'abolizione degli ordini professionali, non potete nemmeno annunciarle. Solo il bilancio dello Stato è veramente a portata di mano. Dimenticatevi però cose fantasiose, tipo i costi standard, una nuova e decente legge sugli appalti (il TU sugli appalti del Berlusconi del 2006 è una delle iniziative più criminale prese sotto la leadership del Silvio), o la semplificazione dei bilanci dei comuni. Leggi di questo genere richiedono una lunga gestazione, molte discussioni e la conferenza stato regioni.  
Cattiva digestione? Il cinghiale di Brioschi
Neppure dalle privatizzazioni bisogna aspettarsi granché. Quel che sarebbe da vendere perde valore giorno dopo giorno. E francamente non credo che la prospettiva di un ENEL, o di un ENI contendibili basterebbero a rialzarne i prezzi. Per non parlare di aziende improbabili tipo le POSTE, che vivono di espedienti ma non sanno fare né la banca né la posta.
Secondo me è evidente che non vi resta da fare che una cosa: intervenire sulle pensioni. Al meglio abolire l'anzianità e dire che si va tutti in pensione a 65 anni (65, non 67) indipendentmente dal tipo di contributi. Al peggio, aggeggiare ancora su finestre, posticipi, anticipi e palle varie e incomprensibili che generano temporanei risparmi ma non danno garanzie. 
Non voglio entrare in una discussione sulla giustizia di questa misura. Non ha importanza adesso. Voglio solo dire che se io, in preda al maldistomaco e sdraiato sul divano, sognassi di essere tremonti, mi verrebbe in mente solo questo. Oppure alzare le tasse. Oppure un mix delle due, perché l'abolizione delle pensioni di anzianità comincerebbe a valere dal futuro, mentre il carnaio è già cominciato e presto anche il morandini si rasseragnerà al lato oscuro della padella (quello col tefal, per intenderci).
AB








venerdì 5 agosto 2011

Risposte di getto

Un mio caro amico, che per simpatico rispetto dell'anonimato, chiamero Gabriel Omar Batistuta, ingenuamente pensando che io potessi in qualche modo chiarigli alcuni dubbi sull'attuale marasma econonomico-finanziario che si sta scatenando sul nostro paese, mi ha posto la seguente domanda:

             "Ma secondo te siamo nella merdissima o è una esagerazione giornalistica?"

Io, un pò di fretta ho risposto come segue. Ci saranno omissioni,errori, ingenutià. Ma pubblico tutto lo stesso!

"L'Italia fino a pochissimo tempo fa era ritenuto un paese in difficoltà ma abbastanza solido.
  • In difficoltà perchè abbiamo un debito pubblico molto alto (120% del PIL), una crescita molto bassa, una politica ridicola e mille riforme da fare che non vengono fatte (liberalizzazioni, riforma del fisco, smantellamento degli ordini professionali e corporazioni varie, riduzione dei costi della politica, riduzione degli sprechi, riduzione della burocrazia e dei tempi della giustizia....).
  • Solido perchè le banche italiane hanno resistito alla crisi meglio delle altre, perchè le famiglie italiane sono relativamente risparmiose e quindi poco indebitate, perchè l'imprenditoria italiana, nonostante tutto è vitale e dinamica e perchè nonostante la crisi l'enorme debito pubblico è stato tenuto sotto controllo. In particolare il deficit pubblico, ovvero la differenza tra entrate e uscite è molto più contenuto rispetto ad altre controparti europee e potremmo anche pensare con dei sacrifici di andare verso il pareggio di bilancio. 

Quindi, fino a pochissimo tempo fa l'Italia era ancora vista come un paese "core" europeo, non un paese "perirferico". Anche se sorvegliato speciale.

Cos'è successo allora? Perchè lo spread, differenziale tra il rendimento pagato tra i titoli di stato tedeschi (considerati non rischiosi) e quelli italiani sale, rischiando di farci fare la fine della Grecia? 
Grossomodo ci sono due gruppi di ragioni:

  • Cause esogene, esterne:
    1. La crisi della grecia ed in genere dell'europa.La difficoltà nel reagire correttamente da parte delle istituzioni europee. Mi fermo qui sennò apriamo un discorso infinito.
    2. Le difficoltà degli Usa, i rischi di recessione dell'economia americana.
    3. L'irrazionalità dei mercati finanziari che enfatizzano ogni evento e che dovrebbero essere riportati ad essere subordinati alla politica ed all'economia reale.
    4. La debolezza dei leader europei, "troppo giovani per aver fatto la guerra, troppo vecchi per aver fatto l'erasmus" .
    5. Lo strapotere delle agenzie di rating, i loro conflitti di interesse, la tempistica pro-ciclica delle loro valutazioni.
  • Colpe nostre, cazzo, davvero solo nostre:
    1. L'Italia non è più credibile. Forse per molti italiani il fatto di avere un premier che va a troie un giorno sì e l'altro pure, che spara cazzate, che mente, che si circonda di lacchè e che più in generale promette, promette da 15 anni ma non fa nulla può andare anche bene. Ma dal punto di vista degli osservatori internazionali ( e quindi anche dei mercati finanziari) non siamo credibili.Tu presteresti dei soldi ad uno di cui non ti fidi? Io no! I danni dell'era Berlusca a mio avviso sono enormi e ci vorrà molto tempo e buona volontà per recuperare la credibilità perduta. Il suo discorso alle camere per rassicurare i mercati è stato semplicemente disarmante. Dio sa cosa abbiamo fatto per meritarci tanta mediocrità e sufficienza.
    2. Tutti sanno che cosa serve all'Italia, le riforme che servono, di cui molte a costo zero. Sono vent'anni che tutti lo sanno. Ed in molti lo dicono. Nessuno le fa, perchè a una politica debole ed ignorante conviene vivacchiare, proteggendo interessi particolari (avvocati, tassisti, notai....) piuttosto che fare scelte impopolari per il bene del paese nel lungo periodo. La vitalità imprenditoriale degli Italiani è imbrigliata e questo non ci permette di crescere. Se non cresciamo sarà difficile abbattere il debito pubblico.
    3. Tremonti, con tutti i suoi evidentissimi limiti, ha tenuto i conti sotto controllo e per gli investitori intenazionali era una sorta di garanzia sulla tenuta dell'Italia. Quando l'ennesimo scandalo nostrano ha toccato Tremonti, gli investitori hanno iniziato a perdere quella poca fiducia che nutrivano ancora nel nostro paese. Ed hanno cominciato a vendere, vendere vendere i nostri titoli. Certo, la speculazione c'è, ma in questo caso,purtroppo c'è anche una sfiducia vera, "strutturale" che fa sì che molti si stiano disfacendo dei bond italiani.

Arriviamo, dopo questo elenco un pò confuso, alla tua domanda.
Secondo me sì, siamo nella merdissima, perchè abbiamo una classe politica vergognosa, che non è in grado di prendere le decisioni necessarie. Ma è vero anche che la storia ci offre ancora una volta l'opportunità di fare tesoro dell'emergenza e di fare in extremis le  riforme. Se devo cercare un aspetto positivo in tutto questo casino, vedo che per la prima volta in tanti anni le parti sociali , confindustria, sindacati etc.. hanno deposto l'ascia di guerra per presentare una piattaforma comune. Quella è la direzione giusta. C'è bisogno che la politica faccia uno scatto. Ma i tempi stringono Speriamo."


SM o GG

giovedì 28 luglio 2011

TREMONTI D'ESTATE


Visto che non hanno salvato la Grecia comme pensava faxio da Vcelli e che tutto sembra stare andando al diavolo da Cipro in su (vedi PS), allora io mi chiedo: Cade il governo sul voto di fiducia al processo lungo, così mettono Monti? E secondo voi, quanto ci mette Tremonti a dimettersi?




PS:sarebbe bello sentire l'opinione di bollywood su Cipro, perché Cipro vive di capitali russi più o meno illegalmente esportati e allora mi chiedo: se l'euro è ai minimi sul rublo, ci sono conseguenze per le banche cipriote? Potrebbero avere difficoltà legate al fatto di aver investito i soldi russi in euro e di non avere quindi da darli indietro?

domenica 24 luglio 2011

DUE PALLONI GONFIATI

Ci sono due tipi che scrivono sui giornali che negli ultimi tempi si sono guadagnati il mio più radicale antipatia. 
uno è camillo aka christian rocca. Mi colpì per prima cosa un suo articolo sulla turchia. Rocca doveva essere stato in turchia forse tre giorni (magari in vacanza). Aveva parlato - in inglese - con quattro gatti, e aveva rifuso nel suo articolo una gran quantità di sciocchezze e luoghi comuni letti sui giornali angloamericani. questo mi sembra un po' il metodo generale del rocca: esperto di nulla, si limita a ripetere le opinioni di giornalisti americani celebri, facendo un gran calderone di roba sovente insulsa.

Il secondo è Paul Krugman. Sarà anche premio nobel per l'economia, ma i suoi articoli sulla crisi e l'euro sono risibili quanto le banalità di Camillo e quindi merita che se ne faccia di ogni erba un fascio. Krugman, che non ha capito nulla dell'unione europea, continua a dire: non dovete tagliare i bilanci, viva la spesa pubblica e abbasso l'ortodossia monetarista, che la Grecia si liberi dalla croce dell'euro! E così cantando allegramente dovremmo andare tutti quanti verso il default, ma bist du bei mir gehe ich mit Freude zum sterben und zu meiner Ruh...Mi pare la dimostrazione vivente di quanto male gli economisti capiscano l'economia. 
I politici, saranno truffaldini, ma almeno rispecchiano gli interessi di qualcuno e alla fine mi sembrano più saggi (perfino threemountains) della maggior parte dei n-/vostri colleghi illustri. Che dite? 

Apollo Fiorentino (e per un po' non più belgico)

mercoledì 29 giugno 2011

FANTAFISCO II: LA DURA REALTA'

Dopo il nostro post FANTAFISCO, ecco che arriva la manovra. Ma quanto è brutta? Che roba orribile stanno facendo? I soliti aggiustamenti su imposte immonde come l'imposta di bolla, la tassa sui Suv, l'imposta sulle transazione finanziarie che si mangerà i magri profitti che alcuni accaniti speculatori fanno sugli ETF sul grano... Era meglio se aumentavano l'Irpef. E magari facevano pagare queste benedette multe sulle quote latte, che pare che anche quest'anno verranno salvate. Tremonti è proprio il Voltremont di NFA

lunedì 20 giugno 2011

La Grecia, il default e l'euro

Bolatto è uno scansafatiche. Troppo impegnato colla tesi per occuparsi del mondo. E se proprio da sbramblog fosse partita la soluzione per salvare la Grecia e l'Euro? Siccome però Bolax latita, riporto la conversazione avuta con un phd tedesco che è stato di recente assunto alla banca centrale del cile. La Grecia ha quattro opzioni: 1. restare nell'Euro e non fare default, se ci riescono; 2. non fare default e uscire dall'Euro; 3. fare default e restare; 4. fare default e uscire.
La prima è la soluzione migliore a breve scadenza e forse anche a lunga scadenza e infatti siamo tutti lì a pompare soldi allo stato greco.
La seconda è una soluzione che ha dei problemi. Se esci dall'Euro è vero che forse stimoli le esportazioni (ma sarebbe da verificare, secondo me), però il debito resta denominato in Euro, hai una fase di transazione incasinatissima e probabilmente fai default comunque. Si dirà: la Grecia può rinominare il debito. Già, ma questo è l'equivalente della soluzione 4, visto che nessuno crede alla stabilità della neodracma. Non solo. L'esempio dell'Argentina è interessante: quando finì la convertibilità del peso i grandi investitori lo seppero per tempo. Quelli che rimasero fregati erano i correntisti argentini. Questo potrà forse essere politicamente accettabile in Argentina, ma in Grecia secondo me finirebbero per far fuori Papandreu. E poi come procurarsi le dracme?
La quarta soluzione, default e uscita dall'euro, ha tutti i pregi e i difetti della seconda.
Non resta che la terza soluzione: se il bilancio non tiene, la Grecia fa default ma resta nell'Euro. Certo, i tassi resteranno alti per rifinanziare il debito, ma i tassi greci sono già altissimi, scontano già il rischio default. Cosa cambierebbe? Certo, rimarranno poco competitivi, ma evitano il  rischio cambio e non precipitano in una spirale di iperinflazione e svalutazione come quella legata all'uscita dall'Euro che è e rimane un'incognita, oltre che una soluzione dubbia sul piano dei trattati. Conclusione: meglio salvare la Grecia, oppure default e restare nell'Euro. Siete d'accordo?