Sforzandomi di sfuggire al pessimismo che di questi tempi inevitabilmente sembra doversi insinuare in ogni argomento, provo ad essere costruttivo tornando sulla questione della riforma fiscale dopo il Fantafisco già discusso su Sbram!.
Se l'Italia vorrà uscire dai guai dovrà necessariamente passare sia dalla riforma riforma del fisco, sia dalla lotta all'evasione. E' chiaro che i due problemi non sono disgiunti ma anzi sono due facce dello stesso problema. L'eccessivo peso delle tasse sulle imprese incoraggia l'evasione che a sua volta rende ardua la riforma del sistema. E' una versione di molto semplificata ma che contiene una bella fetta di verità.
Ma se dovessimo scegliere, cos'è più urgente, cos'è più importante? Una riforma o una lotta senza quartiere agli evasori? La domanda non è fine a sè stessa, perchè in qualche modo ci chiede di scegliere a quale parte dell'economia italiana attribuire la maggior parte della colpa del disastro verso cui stiamo andando.
Io credo che una riforma del fisco sia di gran lunga più urgente di una lotta senza quartiere all'evasione. Secondo il World Economic Forum l'Italia figura al secondo posto nell'indicatore Sistema imprenditoriale che va poi a comporre un indice di competitività nel quale mi pare inutile sottolineare che non siamo al secondo posto.
Nella stessa batteria di indicatori l'Italia figura all'88esimo posto per quanto riguarda il contesto istituzionale. Non so come sono calcolati questi indicatori ma di certo rispecchiano perfettamente la mia impressione di fondo: non è il settore privato il principale problema italiano, ma quello pubblico. Conseguentemente per me prima bisogna mettere a posto quello che non va nella sfera pubblica, cioè il fisco e poi si può passare a "bacchettare" i privati che si comportano male. Altrimenti c'è il rischio di scavare un solco ancora più profondo tra le istituzioni ed il sistema imprenditoriale. Prima di un sistema di controllo che renda difficile evadere, ci vuole un sistema che renda conveniente investire in una attività imprenditoriale.
Che ne pensate?
SM
E adesso secondo voi cosa succede?
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lunedì 12 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
Il sole 24 ore oggi riporta questo aggiornamento sulla manovra:
"Un emendamento presentato dal Terzo Polo e votato da tutta l'opposizione, col sostegno di Forza Sud, prevede che, in caso di mancato pagamento dei crediti sei mesi dopo la scadenza, sarà possibile chiedere alla Pa la certificazione delle somme dovute, con la possibilità di cedere il credito alle banche che liquiderebbero l'importo assumendone la «piena titolarità» verso la Pa.
La modifica passata in commisione Bilancio, venerdì scorso, ha messo subito in agitazione il Governo che in aula, da martedì, cercherà in tutti i modi di cassarla perché – sostengono i tecnici - la certificazione di questi crediti potrebbe incidere sull'indebitamento facendo emergere somme non contabilizzabili secondo i principi europei del Sec2 usati nei conti pubblici."
è possibile dire che mi sembra una cosa sacrosanta? Perché mai la pubblica amministrazione deve continuare a poter nascondere i debiti sotto il tappetto? se finalmente le PA iniziassero a tenere bilanci in ordine e pagare i loro debiti ai privati, molti problemi economici italiani sarebbero risolti: il nostro campionato starebbe sicuramente meglio. O sbaglio?
"Un emendamento presentato dal Terzo Polo e votato da tutta l'opposizione, col sostegno di Forza Sud, prevede che, in caso di mancato pagamento dei crediti sei mesi dopo la scadenza, sarà possibile chiedere alla Pa la certificazione delle somme dovute, con la possibilità di cedere il credito alle banche che liquiderebbero l'importo assumendone la «piena titolarità» verso la Pa.
La modifica passata in commisione Bilancio, venerdì scorso, ha messo subito in agitazione il Governo che in aula, da martedì, cercherà in tutti i modi di cassarla perché – sostengono i tecnici - la certificazione di questi crediti potrebbe incidere sull'indebitamento facendo emergere somme non contabilizzabili secondo i principi europei del Sec2 usati nei conti pubblici."
è possibile dire che mi sembra una cosa sacrosanta? Perché mai la pubblica amministrazione deve continuare a poter nascondere i debiti sotto il tappetto? se finalmente le PA iniziassero a tenere bilanci in ordine e pagare i loro debiti ai privati, molti problemi economici italiani sarebbero risolti: il nostro campionato starebbe sicuramente meglio. O sbaglio?
lunedì 8 agosto 2011
Immaginate di essere tremonti...
Io non sono ancora andato in vacanza perché devo lavorare sulla tesi, però siccome lavorare sulla tesi è faticoso, allora finisce che scrivo minchiate su questo blog sperando che i vecchi compagni mi diano retta.
Immaginiamo quindi, in quest'agosto finalmente caldo, di essere Tremonti. Fate conto di esservi addormentati sulla sdraio dopo un pesante pranzo a base di peperonata e di fare quest'incubo: siete legati alla scrivania di quintino sella e dovete mandare un segnale ai mercati senza mandare in crisi il governo e dovete anche farlo in fretta. Cosa fate?
Innanzi tutto potete annunciare qualche misura sull'economia reale, ma difficilmente fare un granché. E certe cose, tipo l'abolizione degli ordini professionali, non potete nemmeno annunciarle. Solo il bilancio dello Stato è veramente a portata di mano. Dimenticatevi però cose fantasiose, tipo i costi standard, una nuova e decente legge sugli appalti (il TU sugli appalti del Berlusconi del 2006 è una delle iniziative più criminale prese sotto la leadership del Silvio), o la semplificazione dei bilanci dei comuni. Leggi di questo genere richiedono una lunga gestazione, molte discussioni e la conferenza stato regioni.
| Cattiva digestione? Il cinghiale di Brioschi |
Neppure dalle privatizzazioni bisogna aspettarsi granché. Quel che sarebbe da vendere perde valore giorno dopo giorno. E francamente non credo che la prospettiva di un ENEL, o di un ENI contendibili basterebbero a rialzarne i prezzi. Per non parlare di aziende improbabili tipo le POSTE, che vivono di espedienti ma non sanno fare né la banca né la posta.
Secondo me è evidente che non vi resta da fare che una cosa: intervenire sulle pensioni. Al meglio abolire l'anzianità e dire che si va tutti in pensione a 65 anni (65, non 67) indipendentmente dal tipo di contributi. Al peggio, aggeggiare ancora su finestre, posticipi, anticipi e palle varie e incomprensibili che generano temporanei risparmi ma non danno garanzie.
Non voglio entrare in una discussione sulla giustizia di questa misura. Non ha importanza adesso. Voglio solo dire che se io, in preda al maldistomaco e sdraiato sul divano, sognassi di essere tremonti, mi verrebbe in mente solo questo. Oppure alzare le tasse. Oppure un mix delle due, perché l'abolizione delle pensioni di anzianità comincerebbe a valere dal futuro, mentre il carnaio è già cominciato e presto anche il morandini si rasseragnerà al lato oscuro della padella (quello col tefal, per intenderci).
AB
mercoledì 29 giugno 2011
FANTAFISCO II: LA DURA REALTA'
Dopo il nostro post FANTAFISCO, ecco che arriva la manovra. Ma quanto è brutta? Che roba orribile stanno facendo? I soliti aggiustamenti su imposte immonde come l'imposta di bolla, la tassa sui Suv, l'imposta sulle transazione finanziarie che si mangerà i magri profitti che alcuni accaniti speculatori fanno sugli ETF sul grano... Era meglio se aumentavano l'Irpef. E magari facevano pagare queste benedette multe sulle quote latte, che pare che anche quest'anno verranno salvate. Tremonti è proprio il Voltremont di NFA
domenica 29 maggio 2011
Decli-nomics! (1)
Come richiesto dall'Apollo Belgico in una delle sue sedute pre-jogging, chiaccheriamo sul tema del sottosviluppo. E' l'Italia un paese "in via di sottosviluppo"?
Secondo me no. Provo ad argomentare brevemente.Premetto che come l'Apollo Belgico tende a fare le sue considerazioni prima della corsa a caccia di bionde, io le faccio dopo il pranzo della domenica.
Venendo a noi, io credo che quando si parla di sviluppo, ci si riferisca ad una sorta di forza propulsiva per la quale un paese cresce da molti punti di vista. Un paese in via di sviluppo teoricamente è un paese che vede aumentare il reddito procapite dei suoi cittadini, così come il livello di alfabetizzazione e scolarizzazione, l'aspettativa di vita alla nascita eccetera. Se questa è una versione molto approssimativa ed incompleta dello sviluppo, la sua negazione, ovvero il sottosviluppo, dovrebbe essere una forza propulsiva di segno contrario. Il reddito pro-capite dovrebbe contrarsi velocemente, i tassi di alfabetizzazione crollare ed anche l'aspettativa di vita iniziare a diminuire. Beh, i dati sull'Italia non sono di certo confortanti e non escluderei che possa entrare in un futuro non lontano in un era di sottosviluppo. Tuttavia per ora mi sembra che si debba parlare di stagnazione e di declino relativo. Un paese che cresce dell'1% è un paese che cresce poco, ma non un paese che decresce.
La mia impressione è che lo sviluppo ed il sottosviluppo, intese come forze complesse, siano reversibili solo dopo molti anni successivi al cosiddetto "decollo" (atterraggio nel caso del sottosviluppo??). Al contrario, una fase o un epoca di stagnazione, dovrebbe potersi concludere con una serie riforme mirate. Come quella del Fantafisco proposta proprio qui su SBRAM!.
A questo punto, ci potremmo dividere tra ottimisti e pessimisti. Sarà in grado l'Italia di varare le riforme necessarie prima che sia troppo tardi e sia inevitabile entrare in una fase di sottosviluppo, oppure no? Ai posteri l'ardua sentenza.
A proposito di ottimismo e pessimismo, a me preoccupa l'attitudine di noi Italians ad essere molto pessimisti. Il pessimismo può generare prudenza ed essere a volte, positivo. Ad esempio oggi le famiglie italiane sono molto meno indebitate delle famiglie spagnole. Ma in dosi eccessive il pessimismo porta al fatalismo ed all'apatia. E questo a mio avviso è davvero pericoloso per l'economia e la società. E' interessante il concetto proposto da Shiller sulla "irrational exuberance". Gli individui, lungi dall'essere razionali, valutano in modo non corretto i trend nei quali si trovano. Sono quindi particolarmente ottimisti o pessimisti a seconda delle situazioni. Questo concetto spiega bene ciò che succede nei mercati finanziari in bolla speculativa (eccesso di ottimismo) e poi in crisi (eccesso di pessimismo). Secondo me in Italia c'è un eccesso di pessimismo che aggrava la situazione e rischia di rendere le previsioni più fosche una realtà. O no?
GG
PS:
anche se il nostro amico e co-blogger vercellese non è daccordo, io continuo con la politica dello pseudonimo. Anzi, dell'avatar.
Secondo me no. Provo ad argomentare brevemente.Premetto che come l'Apollo Belgico tende a fare le sue considerazioni prima della corsa a caccia di bionde, io le faccio dopo il pranzo della domenica.
Venendo a noi, io credo che quando si parla di sviluppo, ci si riferisca ad una sorta di forza propulsiva per la quale un paese cresce da molti punti di vista. Un paese in via di sviluppo teoricamente è un paese che vede aumentare il reddito procapite dei suoi cittadini, così come il livello di alfabetizzazione e scolarizzazione, l'aspettativa di vita alla nascita eccetera. Se questa è una versione molto approssimativa ed incompleta dello sviluppo, la sua negazione, ovvero il sottosviluppo, dovrebbe essere una forza propulsiva di segno contrario. Il reddito pro-capite dovrebbe contrarsi velocemente, i tassi di alfabetizzazione crollare ed anche l'aspettativa di vita iniziare a diminuire. Beh, i dati sull'Italia non sono di certo confortanti e non escluderei che possa entrare in un futuro non lontano in un era di sottosviluppo. Tuttavia per ora mi sembra che si debba parlare di stagnazione e di declino relativo. Un paese che cresce dell'1% è un paese che cresce poco, ma non un paese che decresce.
La mia impressione è che lo sviluppo ed il sottosviluppo, intese come forze complesse, siano reversibili solo dopo molti anni successivi al cosiddetto "decollo" (atterraggio nel caso del sottosviluppo??). Al contrario, una fase o un epoca di stagnazione, dovrebbe potersi concludere con una serie riforme mirate. Come quella del Fantafisco proposta proprio qui su SBRAM!.
A questo punto, ci potremmo dividere tra ottimisti e pessimisti. Sarà in grado l'Italia di varare le riforme necessarie prima che sia troppo tardi e sia inevitabile entrare in una fase di sottosviluppo, oppure no? Ai posteri l'ardua sentenza.
A proposito di ottimismo e pessimismo, a me preoccupa l'attitudine di noi Italians ad essere molto pessimisti. Il pessimismo può generare prudenza ed essere a volte, positivo. Ad esempio oggi le famiglie italiane sono molto meno indebitate delle famiglie spagnole. Ma in dosi eccessive il pessimismo porta al fatalismo ed all'apatia. E questo a mio avviso è davvero pericoloso per l'economia e la società. E' interessante il concetto proposto da Shiller sulla "irrational exuberance". Gli individui, lungi dall'essere razionali, valutano in modo non corretto i trend nei quali si trovano. Sono quindi particolarmente ottimisti o pessimisti a seconda delle situazioni. Questo concetto spiega bene ciò che succede nei mercati finanziari in bolla speculativa (eccesso di ottimismo) e poi in crisi (eccesso di pessimismo). Secondo me in Italia c'è un eccesso di pessimismo che aggrava la situazione e rischia di rendere le previsioni più fosche una realtà. O no? GG
PS:
anche se il nostro amico e co-blogger vercellese non è daccordo, io continuo con la politica dello pseudonimo. Anzi, dell'avatar.
mercoledì 11 maggio 2011
Il Fantafisco
Siccome io non gioco a calcio (beh, sì, ho fatto una partita colla maglia del coripe una volta, ma solo perché c'erano le ragazze a fare il tifo), e neppure mi interessa il fantacalcio o disquisire sul perché la fiorentina vada così male da quando hanno messo mihajlovic a fare l'allenatore, allora disquisico di fisco. Pensiamo la riforma fiscale che vorremmo. In realtà penso che le riforme essenziali da fare in Italia siano tre, quella del fisco, quella della giustizia e quella della scuola. Però in questo post mi occupo solo della riforma del fisco (e di qualche argomentino connesso).
Iniziamo dagli obiettivi. Gli obiettivi generali sono diversi: semplificare il fisco, spostarne il peso in modo da favorire la crescita, limitare il progresso dell'ingiustizia sociale. E ho elencato gli obiettivi nell'ordine in cui ritengo siano perseguibili. In ogni riforma fiscale ci sono poi degli obiettivi politici di chi la realizza che sono essenziali e ce ne occuperemo.
Passiamo ora all'esame del criterio generale. Il sistema deve fondarsi su due soli pilastri (più un terzo): la tassa sul reddito e la tassa sui consumi, Irpef e Iva.
Ora come ora il bilancio dello Stato si fonda in realtà su una miridiade di micro imposte che sembrano irrilevanti, ma sono in realtà enormi. Le imposte di bolle, le imposte sui trasferimenti della proprietà, tutte quelle amenità che esigono i notai e che ogni finanziaria finisce per aumentare. L'ipotesi di partenza è che queste imposte finiscano per avere sull'economia un effetto pesantissimo ma nascosta (contraddicono dunque all'obiettivo della semplicità e della crescita). Si pensi soltanto alla concessione governativa sugli abbonamenti telefonici. Qualcuno crede che la preferenza italiana per le schede prepagate non abbia proprio nulla a che fare con quei 10 o 35 euri di tassa? Abolire TUTTE queste imposte a mio parere permetterebbe di semplificare, incentivare forme più civilizzate di transazione, far emergere il sommerso in certi casi (passaggi di proprietà). Sul piano politico, la misura sarebbe sicuramente popolare e probabilmente otterrebbe l'appoggio anche di alcuni poteri forti, ad esempio industria dell'auto, edilizia, piccole imprese, telefonia etc.
Ma non si tratta di noccioline per il bilancio dello Stato: 30 euri qui, 600 là fanno delle cifre enormi. Forse non quanto l'irpef, ma non noccioline. Da dove prendere questi soldi? dai due pilastri rimanenti: Imposte sul reddito e sui consumi. Si tratta di proporre ai cittadini uno scambio: pagate più tasse chiare, e meno tasse incomprensibili (i miei sono ancora convinti di pagare alla banca l'imposta di bollo sui conti correnti, nonostante che abbia spiegato decine di volte che NON è così e che quelle non sono le spese di tenuta conto, ma sono ottimista sul consenso ottenuto da questa proposta).
Aumentare l'imposta sul reddito si può solo aumentando la progressività e la progressività si può aumentare riducendo un po' le aliquote centrali, creando più aliquote e aumentando quelle più elevate (contrasta colla semplificazione sicuramente, ma secondo me, non con la crescita, perché sono fortemente convinto della relativa inelasticità del lavoro delle classi abbienti al fisco). Ma non solo: bisogna reintrodurre una forma di ICI. Non l'ICI, imposta sul patrimonio, ma un'imposta sul reddito imputato dell'abitazione: possiedi una casa e ci abiti? ti imputiamo l'affitto che risparmi come reddito imponibile (favorisce la redistribuzione). Non è difficile immaginare la protesta delle classi medie. Ma qui caliamo un altro asso. Vogliamo ottenere la crescita dimensionale delle imprese italiane? detassiamo gli utili di impresa per le Srl e Spa. Si badi bene che non si tratta di rendere DEDUCIBILI i profitti, ma di abolire o ridurre fortemente le tasse sui profitti delle società (favorisce anche gli investimenti esteri). Difficile che questi aspetti siano popolari, ma basta far passare la logica: o questo o il paese è condannato al declino...
Aumentare l'imposta sul reddito si può solo aumentando la progressività e la progressività si può aumentare riducendo un po' le aliquote centrali, creando più aliquote e aumentando quelle più elevate (contrasta colla semplificazione sicuramente, ma secondo me, non con la crescita, perché sono fortemente convinto della relativa inelasticità del lavoro delle classi abbienti al fisco). Ma non solo: bisogna reintrodurre una forma di ICI. Non l'ICI, imposta sul patrimonio, ma un'imposta sul reddito imputato dell'abitazione: possiedi una casa e ci abiti? ti imputiamo l'affitto che risparmi come reddito imponibile (favorisce la redistribuzione). Non è difficile immaginare la protesta delle classi medie. Ma qui caliamo un altro asso. Vogliamo ottenere la crescita dimensionale delle imprese italiane? detassiamo gli utili di impresa per le Srl e Spa. Si badi bene che non si tratta di rendere DEDUCIBILI i profitti, ma di abolire o ridurre fortemente le tasse sui profitti delle società (favorisce anche gli investimenti esteri). Difficile che questi aspetti siano popolari, ma basta far passare la logica: o questo o il paese è condannato al declino...
Ovviamente sull'imposta sul reddito non si può giocare più di tanto: si aumenta l'Iva. e si aumenta su tutto, per non creare squilibri di mercato e settori favoriti.
Resta un terzo pilastrino: le tasse di scopo. Ad esempio, vogliamo fare una una riforma della scuola? Una riforma seria come quella di cui parleremo in un prossimo post? ebbene, tassa di scopo. è chiaro che alle tasse di scopo bisogna mettere limiti, oppure si accumuleranno barbaramente (e questo contraddice a semplificazione, crescita e probabilmente anche redistribuzione). I limiti sono importassimi, questo deve essere chiaro. Diciamo che una tassa di scopo si può mettere per 5 anni al massimo, secondo gli obiettivi della legge che finanzia (ed è escluso che possa finanziare alcune cose come le spese della difesa). E magari facciamo stabilire la durata della tassa alla presidenza della repubblica, alla corte dei conti, alla conferenza stato-regioni o al cnel.
Fine della riforma fiscale. Vi piace?
Apollo Belgico
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